Di seguito l'intervista a Giulio Velati, in occasione dei 16 anni dalla nascita della Laurea in Ottica e Optometria di Milano-Bicocca.

A sedici anni di distanza, riesce a ricordare i primi momenti di quel nuovo percorso che l’optometria italiana stava intraprendendo con la Bicocca? Quale era il clima che si respirava?

Certamente !!! il clima era di grande eccitazione.
Per anni si era inseguita questa meta considerata da sempre irrinunciabile per una professione così' importante... e finalmente era lì... da vedere... quasi da toccare. A molti di noi non sembrava vero! Era finalmente una realtà che nessuno avrebbe potuto cancellare. E questo grazie alla determinazione della stragrande maggioranza di una Federottica molto orientata a raggiungere - attraverso la formazione - la regolamentazione dell'optometria nel nostro Paese. Una Federottica che vedeva in questo risultato la giustificazione dei tanti sacrifici fatti attraverso la costruzione nei decenni precedenti di una intelligente infrastruttura culturale molto solida e propedeutica al raggiungimento di quella realtà.
In aggiunta la decisone di mettere a disposizione la conseguente e inevitabile componente economica che permettesse l'avvio del Corso di laurea, fu il risultato di una storica assemblea straordinaria che autorizzò a larghissima maggioranza la Dirigenza di allora ad investire le necessarie importanti risorse economiche richieste attraverso la motivazione che una associazione che avesse veramente a cuore il futuro dei propri associati non avrebbe potuto fare altro che perseguire quella strada senza esitazione di sorta.
Una diversa decisione sarebbe stata la negazione di tanti anni di lavoro e di sacrifici.
E da lì iniziò il cammino per diffondere la realtà formativa universitaria in campo optometrico in tutto il Paese fino al raggiungimento degli attuali 7 Corsi di Laurea.

Lo stesso clima di speranze lo si sente tutt'oggi?

Devo dire sinceramente che, come sovente accade quando si raggiunge  un obiettivo importante e perseguito da anni, la tensione emotiva tende a scendere per sedimentarne il positivo risultato pensando che il conseguente raggiungimento dell'obiettivo finale relativo all’istituzione della professione  possa essere perseguito con maggiore tranquillità dando la giusta e necessaria attenzione alla programmazione delle azioni da porre in essere, ma con quel minor coinvolgimento emotivo della Categoria e dei neo laureati in particolare che, personalmente,  ritengo essere una componente importante in un contesto operativo di questo tipo e che non dovrebbe mai mancare. Sopratutto vigilando che il raggiungimento del riconoscimento professionale non debba mai passare attraverso pericolosi compromessi che ne comprometterebbero l’essenza, anche se argomentati da una pseudo opportunità politica a loro giustificazione.

E' soddisfatto di come è stato portato avanti il corso di laurea in questi primi anni?

Un nuovo Corso di laurea, pur con tutte le opportunità derivate dalle esperienze straniere consolidate ormai da parecchi decenni, è sempre una realtà formativa perfettibile e migliorabile.
L’importante era aprire la strada alla formazione universitaria dell’optometria in Italia, e questo è stato fatto.
Gli anni che sono seguiti hanno permesso di “aggiustare il tiro” sempre meglio, e devo dire che molti degli obiettivi formativi inizialmente un po' “fragili” sono stati raggiunti.  Ma la strada è ancora lunga perché si possano dare in toto le opportunità formative che l’optometria DEVE possedere. Ma vedo che la volontà non manca pur tra gli inevitabili “incidenti di percorso”.

Cosa differenzia secondo lei i corsi post diploma in optometria dal corso di laurea in optometria?

Quando, con la tipica lungimiranza del vero Leader, venne istituto negli anni settanta a Milano L’Istituto Superiore di Scienze Optometriche, l’allora Presidente di Federottica e dell’Assopto Milano Acofis, Giuseppe Ricco, unitamente alla Dirigenza di allora, cercarono di dare a quella realtà scolastica una impostazione mutuata dalle realtà dei Paesi in cui l’insegnamento dell’Optometria era universitario. E devo dire che l’esperimento riuscì a tal punto che coloro che la frequentarono seppero acquisire le necessarie competenze nelle tecniche strumentali che permisero loro di svolgere la professione ad un livello elevato, contribuendo così a diffondere la cultura optometrica e alimentando sempre di più la consapevolezza della sua importanza nel Pubblico.
Il successivo step che portò la professione in ambito universitario consentì a chi ne fece, e ne farà la scelta, quel salto di qualità tipico di una formazione che, aldilà della possibilità di apprendimento delle materie attraverso l’acquisizione delle necessarie tecniche strumentali (opportunità tipica di un corso professionale), permette allo studente di sviluppare quella indispensabile capacità di analisi critica che gli consentirà di elaborare successivamente e in modo autonomo,  le informazioni acquisite per un ottimale svolgimento della materia oggetto della sua scelta formativa.  

Cosa si sente di dire a tutti i ragazzi che si stanno avvicinando al mondo dell’optometria e che vorrebbero intraprendere la professione di optometrista?

Tre considerazioni:
Vi state avvicinando ad una delle professioni più belle del mondo.
Una professione che si occupa dell’Uomo e del suo benessere
Una Professione che permetterà a chi la esercita, e a chi avrà l’opportunità di trarne beneficio, di essere considerata con inevitabile riconoscenza.
...e un invito
Non lasciatevela scappare... ma innamoratevene al più presto... datemi retta!!!!

 

Torna all'articolo e alle altre interviste:
2001-2017: 16 anni di Optometria in Bicocca